I Millennial che bloccano gli annunci pubblicitari sono disposti a pagare per contenuti qualificati

L’utilizzo degli ad-blocker da parte dei Millennial è principalmente dovuto alla frustrazione per gli annunci online eccessivi e non pertinenti. Ma sono disposti a pagare per contenuti di loro interesse.

La sfida nei prossimi anni per marketer digitali sarà quella di coinvolgere il pubblico. Infatti, a parte alcune nicchie di persone, a nessuno piace la pubblicità e tantomeno quella in rete. È invadente, è ripetitiva e soprattutto non calibrata secondo i nostri gusti, desideri o propensioni di acquisto.

Se da un parte c’è questa difficoltà, dall’altra i Millennial rappresentano un pubblico di valore per i marketer e per i pubblicitari.
I Millennial sono infatti più propensi rispetto alla media ad acquistare tutte le forme di contenuti digitali online predisposti esattamente per loro. Quelli che sanno rispondere ai loro gusti, ai loro interessi.

La ricerca di GlobalWebIndex illustra dei Millennial che sono desiderosi di controllare la loro esperienza online usando gli strumenti che possono. I tre quarti dei Millennial, infatti, bloccano gli annunci pubblicitari ma sono disposti a spendere per contenuti digitali qualificati.

Quindi se si vuole ovviare a questo comportamento di ad blocking e avere un impatto su questo pubblico, i marketer e pubblicitari dovranno creare pubblicità digitali strettamente focalizzate sui tipi di contenuti e formati preferiti dai Millenial.

Nella tabella qui sotto sono presentate le preferenze che i Millennial ad-blocker esercitano nell’acquisto di contenuti digitali.

I contenuti dell’articolo sono trattati nel libro.

Editore: Dario Flaccovio Editore
Collana: WebBook
Pagine: 320
Costo scontato: 24,65 euro

About the author

Brand strategist, esperto neuromarketing e neurobranding e founder laurea Magistrale in Web Marketing & digital communication dell'università IUSVE | Da sempre presente nel mondo social ho coltivato la passione per la comunicazione lavorando in radio come speaker, scrivendo romanzi per ragazzi, insegnando all’università, come brand strategist per aziende e agenzie, tenendo numerose conferenze sul mondo della comunicazione, dell’advertising e del web.

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