L’inclinazione all’ottimismo: un bias cognitivo fondante la nostra vita professionale

Le ricerche affermano che l’inclinazione all’ottimismo porta benefici personali, sociali e relazionali importanti, ma attenzione all’ottimismo irrealistico: come conoscersi e difendersi.

Il bias cognitivo è una forma di distorsione della valutazione personale dell’individuo causata dal pregiudizio. La mappa cerebrale umana presenta bias laddove è condizionata da concetti preesistenti non necessariamente connessi tra loro da legami logici e validi.

Il bias cognitivo, contribuendo alla formazione del giudizio, può quindi influenzare le scelte delle persone. Il soggetto compie di conseguenza azioni logico e semantiche che connesse tra loro portano ad un errore di valutazione o a mancanza di oggettività di giudizio.

Ne ho già parlato in questo articolo (bias cognitivo) ma oggi voglio raccontarvi cos’è l’inclinazione all’ottimismo.

  • L’ottimista vede opportunità in ogni pericolo, il pessimista vede pericolo in ogni opportunità.

    Winston Churchill
    Politico britannico

L’inclinazione all’ottimismo porta a sopravvalutare le probabilità di vivere esperienze positive nella nostra vita e a sottovalutare le probabilità di imbatterci in momenti negativi. Questa illusione così ci permette di sottostimare le probabilità di avere una malattia grave o di non rientrare la sera a causa di un incidente mortale. Allo stesso tempo sovrastimiamo la nostra longevità di vita, ma anche le prospettive di una carriera lavorativa.

In poche parole, l’inclinazione all’ottimismo ci permette di essere più ottimisti che realisti. Essendo una distorsione della valutazione personale dell’individuo causata dal pregiudizio, non ne siamo consapevoli di fatto.
L’inclinazione all’ottimismo è stata studiata e analizzata in molti paesi, nelle culture occidentali, nelle culture orientali, negli uomini e nelle donne, nei bambini, negli anziani. È un pregiudizio piuttosto diffuso.

In Italia nel 2016 sono state oltre 2 milioni le infrazioni stradali accertate, con circa 3 milioni di punti decurtati e quasi 45 mila patenti ritirate. Ma quando noi non rispettiamo consapevolmente il codice della strada, pensiamo di non rientrare tra questi numeri qui sopra.
Sempre nel 2015 in Italia il numero di divorzi è stato di 82.469 (+57% sul 2014) a seguito dell’introduzione della legge 55 sul cosiddetto divorzio breve. Ma se chiedete a due persone che si stanno per sposare, sicuramente non saranno loro a chiederlo.

Ma anche se pensiamo ai giovani che s’iscrivono all’università. L’abbandono in Europa si attesta al 30% dopo il primo anno. Ma nessun ragazzo che s’iscrive pensa di essere quel 1 su 3 che abbandonerà dopo il primo o secondo semestre.


Il punto centrale quindi è che noi siamo ottimisti su noi stessi, siamo ottimisti sulle nostre scelte, siamo ottimisti sulle nostre famiglie. Cambia invece se pensiamo a chi ci vive accanto. Sostanzialmente scarichiamo su chi ci sta vicino le esperienze negative. Lo stesso procedimento lo realizziamo nei giudizi sul destino della società e del nostro paese.

  • Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.

    Albert Einstein
    Fisico e filosofo

L’inclinazione all’ottimismo quindi è costante sul nostro futuro personale, perché pensiamo di avere tutte le risorse e capacità che servono per poterlo realizzare esattamente come avevamo ipotizzato.

Ma l’inclinazione all’ottimismo è positiva oppure negativa?
Alcuni psicologi sostengono che il segreto della felicità è avere basse attese. Se non ci aspettiamo molto dalla vita non resteremo delusi e se capiterà qualcosa di positivo ne gioiremo.
Questa è una teoria che va a salvaguardare l’autostima della persona in un realismo più reale del reale.
Le ricerche però sostengono che in realtà questa posizione è sbagliata per tre motivi.

NUMERO UNO: qualunque cosa accada, positiva o negativa, le persone con aspettative elevate si sentono sempre meglio.
Gli psicologi Margaret Marshall e John Brown, nella loro ricerca sul Bias optimism, hanno osservato che quando gli studenti con aspettative elevate hanno successo, attribuiscono quel successo alle proprie capacità. Quando falliscono, non è perché fossero poco intelligenti, ma perché l’esame era ingiusto o il docente era maldisposto con loro. La prossima volta quindi riusciranno con successo. Le persone con aspettative basse credono l’opposto. Quando sbagliano è perché si ritengono poco intelligenti, e quando hanno successo è perché l’esame, accidentalmente, era facile. La prossima volta la realtà si metterà in pari con loro. Questo li porterà a sentirsi ancora peggio.

  • In materia di esistenza, l’ottimismo ha quasi sempre la meglio sulla saggezza del nulla.

    Daniel Pennac
    Scrittore francese

NUMERO DUE: a prescindere dal risultato, il semplice atto dell’anticipazione ci rende felici.

L’economista comportamentale George Lowenstein ha compiuto una ricerca chiedendo ai propri studenti di immaginare di ricevere un bacio caloroso da una celebrità. Poi ha chiesto quanto sarebbero stati disposti a pagare per ricevere un bacio da una celebrità se il bacio fosse dato subito, tra 3 ore, tra 24 ore, tra 3 giorni, tra un anno, tra 10 anni?
Ha scoperto che gli studenti erano disponibili a pagare di più non per ricevere il bacio immediatamente, ma per riceverlo tra tre giorni. Erano disponibili a pagare di più per aspettare. Perché? Perché quei tre giorni di snervante attesa era già l’anticipazione di una felicità futura.
È il motivo per cui tutti preferiamo il venerdì alla domenica. Il venerdì è lavorativo ma sappiamo che avremo successivamente 2 giorni da dedicare a noi stessi.

Quindi gli ottimisti sono persone che si aspettano molto dal futuro e questa attesa è già un benessere.


NUMERO TRE: l’inclinazione all’ottimismo riesce a cambiare la realtà soggettiva.

Agisce come una profezia che si auto-realizza.
Le ricerche hanno dimostrato che l’ottimismo non è solo collegato al successo, ma porta al successo. Il beneficio più sorprendente dell’ottimismo è la salute. Se ci aspettiamo un futuro brillante, stress e ansia diminuiranno.

Ma i pessimisti che sono arrivati fino a qui nella lettura si staranno domandando: come restare ottimisti di fronte alla realtà?

Coloro che vivono l’inclinazione all’ottimismo, anche se sottoposti a dati di realtà, abbassano la loro stima ottimistica, ma sempre meno rispetto alla realtà. Questo potrebbe causare un ottimismo irrealistico che può portare a comportamenti rischiosi, a pianificazioni sbagliate, a vivere esperienze estreme. Il governo britannico, per esempio, ha riconosciuto che la tendenza all’ottimismo può spingere le persone a sottovalutare i costi e la durata di un progetto. Quindi ha alzato il budget per le Olimpiadi del 2012 adeguandolo all’inclinazione all’ottimismo.

L’equilibrio si realizza nel momento in cui ci salvaguardiamo dai pericoli dell’ottimismo, ma rimanendo allo stesso tempo fiduciosi, beneficiando degli aspetti positivi dell’ottimismo.
L’importante è conoscersi bene e calcolare le possibilità senza sovrastimare o sottostimare.

È importante però circondarsi anche di persone che vivano allo stesso modo questo pregiudizio. Quanto bene fa vivere con persone ottimistiche e quanto male fa passare molto tempo con persone pessimistiche?

Diventa così vitale sapere che esiste in noi questo pregiudizio cognitivo da difendere e che si chiama: inclinazione all’ottimismo.
Conoscendo l’inclinazione all’ottimismo non perdiamo gli effetti positivi dell’attesa e della realizzazione.
Allo stesso tempo saremo in grado di trovare un equilibrio, di escogitare delle strategie e delle regole di comportamento per proteggerci dal nostro ottimismo irrealistico, ma allo stesso tempo non perdere la speranza.

  • Crederci sempre, arrendersi mai.

    Simona Ventura
    Conduttrice televisiva
About the author

Brand strategist, esperto neuromarketing e neurobranding, docente universitario e CEO laurea Magistrale in Web Marketing & digital communication dell'università IUSVE | Da sempre presente nel mondo social ho coltivato la passione per la comunicazione lavorando in radio come speaker, scrivendo romanzi per ragazzi, insegnando all’università, come brand strategist per aziende e agenzie, tenendo numerose conferenze sul mondo della comunicazione, dell’advertising e del web.
2 Responses
  1. Silvia Salese

    Sono molto contenta di leggere (ed è la prima volta che mi capita) dell'”ottimismo irrealistico”. Le persone e, ancora di più, chi sa esercitare su di loro un’influenza, non si soffermano adeguatamente sul fatto che l’ottimismo va benissimo sempre che ci si applichi per conseguire ciò che si insegue. Se trattiamo il nostro corpo e la nostra mente, ad esempio, come un cestino dell’immondizia, raccoglieremo spazzatura. E che pensiamo positivo o meno, l’immondizia è sempre immondizia. Grazie Mariano.

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