La Silicon Valley non salverà i tuoi bambini dalla dipendenza tecnologica

La dipendenza tecnologica dei genitori si sta trasmettendo ai figli e si chiama: dipendenza tecnologica riflessa. La differenza è che i bambini non hanno le nostre difese.

Kathleen Davis ha pubblicato di recente un articolo proprio con questo titolo: “La Silicon Valley non salverà i tuoi bambini dalla dipendenza dalla tecnologia” perché i più giovani sono il pubblico privilegiato dei new media, ma sono anche i più indifesi.

Anche se tutti oramai conosciamo le potenziali insidie ​​del nostro stile di vita sempre più legato alla tecnologia, la dipendenza dalla tecnologia mostra pochi segni di declino. I prodotti tecnologici immessi sul mercato hanno subito successo. E magari non ne abbiamo un reale bisogno.

Ma parte proprio dalle persone che hanno sostenuto la tecnologia da cui siamo dipendenti che ora cercano di mettere in guardia i genitori. Segno che più persone stanno iniziando a mettere in discussione il ruolo smisurato della tecnologia nelle nostre vite.

Le ricerche internazionali sostengono che i bambini in età prescolare (dai 3 ai 5 anni) trascorrono circa quattro ore al giorno in compagnia di uno schermo: televisione, computer, videogioco o consolle.

  • Sono legato al mio smartphone sia per lavoro che per divertimento, come lo è mio marito.
    È onnipresente e un’estensione dei nostri corpi.
    Non volendo essere lasciato fuori, mio figlio di 16 mesi prende il baby monitor, lo tiene tra le mani e lo scruta come se fosse uno smartphone.
    È la cosa più carina.

    Donna newyorkese
    Mamma di un bambino di 16 mesi

Fast Company, in una recente ricerca ha intervistato dei genitori on line, i quali reputano la tecnologia come la causa dello schiacciamento della creatività dei propri bambini. Ma allo stesso tempo questi dispositivi sono comprati o regalati dai genitori stessi.

  • Ho acquistato un tablet per il mio figlio maggiore all’età di 9 anni.
    Ha smesso di usare la sua immaginazione, ha smesso bruscamente di disegnare e molto rapidamente è diventata una battaglia quotidiana per limitare il tempo trascorso sul tablet.

    Genitore
    Biologo ambientale con tre figli

L’uso dei dispositivi elettronici diviene così motivo di frequenti litigi sui termini di utilizzo, sulla reale necessità e sulle conseguenze a lungo termine.
Ma è ovvio pensare che molti genitori affermino che la loro dipendenza dai dispositivi elettronici li faccia sentire ipocriti quando cercano di limitare l’uso della tecnologia ai propri figli.
Probabilmente già immaginano quando i bambini diventeranno più grandi e li colpevolizzeranno per quell’ipocrisia.

Sono gli stessi adulti che sono in crisi con le proprie scelte educative. Mettono così in atto quella che viene chiamata: dipendenza tecnologica riflessa. Loro per primi non sanno gestire nella propria vita la tecnologia e di conseguenza non sanno normare quella dei figli.

Altri genitori affermano invece che l’educazione dei propri figli li ha costretti a guardare in modo più critico all’uso che loro stessi fanno della tecnologia. Tanto che questa istanza pedagogica li ha spinti ad uno sforzo consapevole per cambiare.

  • Mia moglie ed io abbiamo preso un impegno per abolire lo smartphone per noi stessi dal momento in cui arriviamo a casa dal lavoro fino a quando i bambini non vanno a letto: nessun social network, nessun controllo delle email, nessun videogioco.

    Papà di Chicago

I genitori sono quindi preoccupati per questa dipendenza che parte in primis da loro stessi.
C’è un grande dibattito, tuttavia, sul fatto se sia possibile essere veramente dipendenti, in senso clinico, dalla tecnologia.

Alcuni esperti come Nicholas Kardaras, psicologo clinico e autore del libro Glow kids: how screen addiction is hijacking our kids and how to break the trance (Bambini splendenti: come la dipendenza da schermo sta dirottando i nostri figli e come rompere la trance) sostiene che il comportamento di alcuni bambini e adulti cade nel regno del comportamento dipendente.

Alcuni studi di imaging cerebrale mostrano gli effetti dell’utilizzo nel tempo di dispositivi, e sottolinea come molti adolescenti, che ha trattato in terapia, sono così presi dai videogiochi che non si alzano nemmeno per andare in bagno.
Per Nicholas Kardaras, l’evidenza della dipendenza della tecnologia è ovvia.

La soluzione? Una disintossicazione digitale: una vacanza in famiglia per un lungo weekend in un luogo senza smartphone, senza console portatili, senza videogiochi, senza social.


Un altro problema è l’uso della tecnologia in classe. È la nuova frontiera della scuola italiana!
Le ricerche dimostrano che i bambini imparano meglio a scuola se due o tre devono condividere un unico dispositivo, perché questo li obbliga a collaborare.

Molti genitori così si sentono deresponsabilizzati perché è la scuola stessa ad obbligare i ragazzi all’uso di dispositivi elettronici.
In fatti molti accusano le scuole di affrettarsi a mettere la tecnologia per sembrare al passo con i tempi senza pensare a come potrebbe avere l’impatto pedagogico ed educativo sui bambini.
Lo stesso strumento che devono utilizzare per completare il loro lavoro è la stessa causa di distrazione dal lavoro svolto.

È bene quindi fissare dei limiti su quanto i bambini possano utilizzare tutta questa tecnologia, anche se li stanno usando per fare i compiti.
Ma la gestione del tempo e la distrazione sono problemi che anche gli adulti affrontano quotidianamente, sia sul lavoro che nella vita personale, utilizzando questi dispositivi.


La tecnologia è cambiata così rapidamente negli ultimi 15 anni e c’è quindi la necessità di ricerche sul campo per capire veramente come il tempo passato di fronte ad uno schermo stia influenzando il cervello dei bambini.

Probabilmente il consiglio migliore a livello pedagogico ai nostri tempi è: il buonsenso.
Come la maggior parte delle cose nella vita, la soluzione potrebbe essere la moderazione e la regolamentazione di tutta questa tecnologia.
Ma molti genitori sottolineano che l’uso e la comprensione della tecnologia sia una skill preziosa da acquisire per il futuro. È per questo che svolgono attività digitali assieme, valutando i progressi e le difficoltà.

Sicuramente la scelta migliore è insegnare ai bambini la grammatica di questi dispositivi e dargli gli strumenti interpretativi di cui avranno bisogno per il proprio futuro, insegnando loro il modo migliore per usarli.


About the author

Brand strategist, docente universitario e CEO laurea Magistrale in Web Marketing & digital communication dell'università IUSVE | Da sempre presente nel mondo social ho coltivato la passione per la comunicazione lavorando in radio come speaker, scrivendo romanzi per ragazzi, insegnando all’università, come brand strategist per aziende e agenzie, tenendo numerose conferenze sul mondo della comunicazione, dell’advertising e del web.

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