Conosci te stesso: quando cervello e emozioni viaggiano all’unisono

Siamo spesso troppo occupati nel nostro vivere quotidiano, nel raggiungere i nostri obiettivi professionali per fermarci veramente a conoscere noi stessi. Ecco come le neuroscienze ci possono aiutare nella scoperta di sé e della coscienza.

Il motto Conosci te stesso è noto fin dall’Antica Grecia. Qualcuno attribuisce questo prezioso sapere universale a Platone, altri a Pitagora. In verità non ha importanza quale saggio l’abbia detto per primo perché rimane sempre un consiglio saggio, anche oggi. Conosci te stesso.  È incisivo al punto da essere quasi privo di significato, ma suona autentico e familiare. Conosci te stesso.

In questo periodo abbiamo avuto molto tempo per pensare a noi stessi. Ma gli spazi ristretti, la convivenza con la nostra famiglia e il clima di questi giorni può non averci aiutato perché altre sono le preoccupazioni: quando torneremo a lavorare? Come ne verremo fuori?

Sono sempre stato affascinato dalla conoscenza di sé.
Un aspetto molto importante nelle mie consulenze è aiutare le persone ad essere più sintonizzate con se stesse. Parto sempre da questo motto: Conosci te stessoSe ci pensate, questo imperativo è un po’ una caratteristica distintiva della nostra specie. È l’autocoscienza che separa l’Homo Sapiens dagli sviluppi più recenti della razza umana.

  • Non so che cosa sia peggio:
    non sapere chi sei ed essere felice,
    o diventare quello che hai sempre voluto essere,
    e sentirti solo.

    Daniel Keyes
    Scrittore di fantascienza statunitense

Siamo spesso troppo occupati nel nostro vivere quotidiano, nel raggiungere i nostri obiettivi professionali per fermarci veramente a conoscere noi stessi. Nelle incessanti sollecitazioni provenienti da diversi canali di comunicazione perdiamo di vista quello che in realtà significa tutto questo movimento: noi stessi. Fuori di noi, fino a voler risolvere i problemi del mondo, ma a malapena troviamo il tempo di riflettere profondamente sulla nostra identità. Siamo sommersi da troppe cose, molte volte inutili. E sentiamo quasi il dovere di ritirarci in un luogo appartato per lasciarci tutto alle spalle.

Allora andiamo lontano, dando per scontato che l’isolamento ci porti la capacità di fare ordine nella confusione, nel caos quotidiano, e trovare di nuovo noi stessi. Ma in quel luogo distante che cosa realizziamo veramente? In realtà è solo una fuga. Pensate alla parola che solitamente usiamo: ritiro. È il termine che si usa quando un esercito perde una battaglia. Significa che deve ritornare a casa. Cosa serve fuggire dalla vita quotidiana se alla fine sempre a casa dobbiamo tornare. Siamo come dei turisti del nostro io, del nostro inconscio.

Qual è il modo migliore per trovare se stessi?

  • Eppure gli uomini vanno ad ammirare le vette dei monti,
    le onde enormi del mare,
    le correnti amplissime dei fiumi,
    la circonferenza dell’oceano,
    le orbite degli astri,
    mentre trascurano se stessi.

    Sant’Agostino
    Filosofo, vescovo e teologo romano


Antonio Damasio, neurologo e neuroscienziato portoghese, nel suo libro Il sé viene alla mente. La costruzione del cervello cosciente riprende criticamente gli studi di William James sul processo del sé, e sostiene che il sé-soggetto, cioè la coscienza di sé nella mente, scaturisce dal sé-oggetto, o io materiale, prodotto dal cervello.

Tutto ciò che pensiamo scaturisce dall’evoluzione del cervello, come ormai viene riconosciuto dalla neurobiologia della coscienza nonostante le dispute filosofiche tuttora in corso sull’equivalenza o meno del cervello e della mente. Damasio sostiene che il cervello è strettamente legato al corpo, e questo a sua volta è indispensabile per l’affiorare della mente dotata di coscienza.
La coscienza di sé non emerge tutta in una volta ma crea delle mappe, cioè le prime immagini mentali delle funzioni corporee da cui scaturiscono a loro volta i sentimenti primordiali. Quindi, secondo Damasio, il sé scaturisce dall’intervento di numerose aree cerebrali e non dev’essere considerato il punto di partenza del processo, ma semmai un punto di arrivo:

Nel nostro io vi sono dunque dei processi mentali inconsci che regolano la vita e che non dipendono da essa. Nell’uomo, in cui la complessità cerebrale ha fatto scaturire la coscienza, l’adattabilità è aumentata praticamente in qualsiasi ambiente, a differenza delle altre specie, grazie alle strategie che il nostro cervello è in grado di mettere in campo per risolvere i problemi legati alla vita e alla sopravvivenza.

Il nostro cervello umano ha la capacità di creare mappe di informazione corrispondenti a immagini che si modificano in base al nostro vivere, alle nostre scelte, ai nostri movimenti.
Gli studi recenti di neuroimmagine stanno indagando la relazione tra le immagini cerebrali e gli oggetti che ne stimolano la creazione tanto che Damasio sostiene che le immagini della mente sono legate fra loro in modo logico, ma soprattutto si formano anche quando non siamo coscienti, influenzando in qualche modo il nostro pensiero e le nostre azioni.

Cervello e corpo dunque si influenzano a vicenda. Il cervello inoltre è in grado di creare mappe che simulano certi stati del corpo, e in un certo senso li anticipano, come se li stessero effettivamente vivendo.
Il corpo da cui parte la mappatura del cervello è alla base del processo della ricerca di se stessi e delle rappresentazioni del mondo esterno.

Secondo Damasio, la coscienza è uno stato della mente osservabile in prima persona quando siamo svegli, a cui si aggiunge un processo del sé.

  • Se un individuo è sveglio e se nella sua mente sono presenti dei contenuti,
    la coscienza deriva dall’aggiunta, alla mente, di una funzione del sé che orienta i contenuti mentali in direzione delle sue esigenze, dando così luogo alla soggettività

    Antonio Damasio
    Neurologo e neuroscienziato


Il cervello umano produce continuamente un’enorme quantità di immagini
e di emozioni servendosi della tecnica del montaggio per selezionarle e ordinarle in sequenza. È questo montaggio che ci permette di migliorarci e di trovare in profondità chi siamo veramente.
Gli studi di Damasio nel campo delle neuroscienze sono di fondamentale importanza, soprattutto quando individua l’intervento delle emozioni quando prendiamo delle decisioni e operiamo delle scelte. Per lui le emozioni sono la base del funzionamento della mente: non esiste dunque la ragione del cervello staccata dalle emozioni prodotte dal corpo.

Quindi il nostro viaggio alla ricerca di sé è il saper combinare il volere del cervello e il sentire delle emozioni. Ma l’importante è decidere di intraprendere questo viaggio.
Tu stai partendo?

About the author

Brand strategist, esperto neuromarketing e neurobranding e founder laurea Magistrale in Web Marketing & digital communication dell'università IUSVE | Da sempre presente nel mondo social ho coltivato la passione per la comunicazione lavorando in radio come speaker, scrivendo romanzi per ragazzi, insegnando all’università, come brand strategist per aziende e agenzie, tenendo numerose conferenze sul mondo della comunicazione, dell’advertising e del web.

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