Apple compra Shazam per migliorare Apple Music? Non solo!

«Siamo entusiasti del fatto che Shazam e il suo talentuoso team si uniranno a Apple» è la dichiarazione ufficiale diffusa dal colosso di Cupertino nei confronti dell’app più popolare per i clienti iOS.

E dopo tante voci e smentite diventa ufficiale: Apple ha annunciato il 12 dicembre 2017 l’acquisizione di Shazam per una cifra non ufficiale ma che si aggira intorno ai 400 milioni di dollari, decisamente lontana dal presunto miliardo di valutazione che girava in rete e tra gli investitori.

Shazam è l’app che permette di riconoscere un film, una serie TV, canzoni, brani musicali e spot da un semplice pezzetto sonoro. Ha da subito riscosso un buon successo anche perché ha risposto ad una reale necessità del pubblico. In nove anni di attività, dal lancio della prima versione dell’app per smartphone, Shazam ha raggiunto il miliardo di download solo a fine settembre 2016. L’azienda con l’occasione dichiarò ai propri investitori di iniziare a generare profitti, ma non aveva ancora identificato un business model sostenibile che ripagasse l’azienda dei costi e soprattutto producesse utile. I ricavi infatti non arrivano dai download, ma dai servizi offerti alle imprese dalle quali era possibile scaricare il brano individuato come ad esempio Itunes, Spotify, Deezer e YouTube.

L’interesse di Apple per Shazam risiede proprio nel mondo musicale. Il colosso di Cupertino in questo modo si pone in competizione diretta con Spotify, che ha in questo momento il doppio di abbonamenti di Apple Music e otteneva la maggior parte di conversioni proprio tramite l’utilizzo di Shazam. In questo modo Apple Music diventa l’unico store a cui indirizza Shazam. Tutto questo nei calcoli di Apple, assieme al ribasso dei prezzi di abbonamento già messi in campo nei mesi scorsi, rientra nella strategia di posizionamento rispetto ai competitor. Apple così abbina allo store a pagamento Itunes, quello di streaming Apple Music che interagisce con Shazam, l’app più di tendenza anche nell’app store della mela.
Un successivo aspetto interessante per Apple è la targetizzazione del pubblico. Ciò è possibile grazie alla mole di informazioni che derivano dall’incalcolabile database di proprietà di Shazam, costruito dal 1999 ad oggi.
Chris Barton, Philip Inghelbrecht, Avery Wang e Dhiraj Mukherjee, fondatori di Shazam, ci avevano visto lungo e da subito si assicurarono un grande asset che l’app permetteva di costruire e implementare per organizzare dei data analyst che oggi, incrociati con quelli di Cupertino, permettono di delineare un identikit preciso e puntuale dei clienti.

Questa targetizzazione è fonte di reddito in quanto è rivendibile a società terze che potrebbero rivolgersi a Apple per commercializzare prodotti a porzioni di pubblico ben identificabili.

Uno dei difetti delle varie piattaforme di streaming, Appel Music compreso, è lo scarso livello di engagement dell’utente. Con questa acquisizione sarà possibile aumentare il coinvolgimento dei clienti Apple in quanto gli algoritmi di Shazam sono straordinari. Infatti sono stati costruiti negli anni come risposta alle preferenze musicali degli appassionati di musica più attivi su ogni piattaforma.

Indiscrezioni rivelano anche che Apple sia principalmente interessata alle tecnologie di realtà aumentata sviluppate da Shazam che sono state definite «progetti entusiasmanti» nel comunicato ufficiale. Infatti Shazam, dopo avere perfezionato alcune funzionalità per la ricerca di informazioni su artisti e canzoni, stava sviluppando queste tecnologie in realtà aumentata legate al mondo del marketing e dei brand.

Vedremo nei prossimi mesi gli sviluppi di questo nuovo accordo e se anche per l’utente ci sarà un reale beneficio e non solo un nuovo monopolio che si sta creando anche nel mondo della musica.

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Brand strategist, esperto neuromarketing e neurobranding, docente universitario e CEO laurea Magistrale in Web Marketing & digital communication dell'università IUSVE | Da sempre presente nel mondo social ho coltivato la passione per la comunicazione lavorando in radio come speaker, scrivendo romanzi per ragazzi, insegnando all’università, come brand strategist per aziende e agenzie, tenendo numerose conferenze sul mondo della comunicazione, dell’advertising e del web.

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